Giocare d’azzardo – Perché ci affascina tanto?

Le persone hanno sempre manifestato uno spiccato interesse nei confronti del gioco a soldi. Ogni anno a Las Vegas si registrano più di 40 milioni di visitatori, e 1 italiano su 4 gioca d’azzardo ogni settimana. Il gioco esiste fin dal tempo dei Romani, e forse addirittura da prima. Che cos’è che ci attrae tanto? In questo articolo vogliamo dare uno sguardo ai meccanismi psicologici che ci spingono a ritornare ogni volta al tavolo da gioco.

Una breve storia del gioco d’azzardo

Come detto, il gioco d’azzardo non è affatto un fenomeno nuovo. Il primo reperto storico di un antico dado mai ritrovato risale addirittura al 3000 a.C. Venne rinvenuto in quello che oggi corrisponde al territorio dell’Iraq, ed era fatto di avorio, legno, e ceramica. I Romani inventarono l’equivalente del gioco dei dadi su un piatto di pietra – quello che chiamiamo Backgammon. Oltre a ciò, sono stati rinvenuti diversi giochi da tavolo in tribunali di giustizia, templi, e bagni sempre di epoca dell’Impero Romano. Tutti questi ritrovamenti sembrano quindi suggerire che già ai tempi le persone amassero giocare d’azzardo.

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foto presa da: Pixabay.com

La pratica del gioco era diffusa anche nell’antica Cina del 2300 a.C. È da qui, infatti, che lotterie e giochi di carte – soprattutto le carte – finirono per essere esportati in Europa nel 14mo secolo. E anche in questo caso, i giochi divennero poi estremamente popolari.  Il primo casinò della storia venne infatti aperto a Venezia nel 1630, quando il governo – preso atto del successo di massa del gioco – ponderò che valesse la pena ricavarci qualche soldo. Il casinò si chiamava “Il Ridotto Pubblico”, i croupier indossavano lunghe parrucche e mantelli neri mentre gli avventori portavano maschere sul volto in modo da mantenere l’anonimato.

Nel 18mo secolo il gioco d’azzardo conobbe un forte successo in Germania così come nel Nord Europa, terre in cui il gioco più popolare era il blackjack. Giocare a soldi era molto diffuso anche negli Stati Uniti, anche se in questo caso il primo in ordine di preferenze era il poker. Nel 1905 Las Vegas era già diventata la capitale mondiale del gioco d’azzardo, e apparve chiaro sin da subito che il gioco sarebbe stato destinato a diventare qualcosa di sempre più grande.

Il gioco rilascia endorfine nel cervello

Al giorno d’oggi giocare è diventato semplice come non mai, al punto che si può farlo anche senza dover uscire da casa. Grazie ad internet continuano ad apparire nuovi casinò e sale da gioco online, e la pratica delle scommesse è sempre più in voga ovunque si scelga di rivolgere lo sguardo. Lotto, gratta e vinci, poker, slot machines, casinò e scommesse sportive online – oggi puoi trovare tutti questi passatempi e molto altro ancora sulle piattaforme di gioco in rete. Le scommesse sono diventate la pratica più popolare di tutte, e in Danimarca (ad esempio) oltre 100mila persone scommettono sul calcio ogni giorno della settimana.

Perché è così eccitante giocare a soldi?

Probabilmente ti è già capitato di trovarti in una situazione di questo tipo: avevi deciso che avresti piazzato solo una o due scommesse, ma una volta cominciato l’adrenalina inizia a entrare in circolo per cui vai avanti. Uno scenario del genere è molto frequente. Vincere una scommessa fa sì che venga attivato il sistema limbico del tuo cervello. È in questo momento che entra in gioco il sistema di ricompensa all’interno delle strutture neurali – dove si trovano anche i ricettori che hanno a che vedere con appetito e sesso. Quando i tuoi bisogni sono soddisfatti il sistema rilascia dopamina, che ti dà un senso di appagamento al pari di quando ti sfami quando sei affamati.

Nonostante le innumerevoli differenze tra un rapporto sessuale e un hamburger, entrambi stimolano la stessa parte del nostro cervello.

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foto presa da: Pixabay.com

La psicologia alla base del gioco d’azzardo

Il rilascio di dopamina nel cervello è la spiegazione psicologica del perché alla gente piaccia giocare a soldi. Ritorneremo su questo passo nel prossimo articolo della nostra rubrica. C’è però da dire che gli esseri umani sono un caso di studio piuttosto complicato, e come si può immaginare esistono numerose varianti più sfumate del perché ci piaccia così tanto giocare – anche se perdiamo più di quanto vinciamo.

Il ricercatore britannico Mark D. Griffith ha proposto una serie di ragioni che spiegano perché siamo attratti dal del gioco. I fattori motivazionali, come li chiama lui, sono il perno attorno a cui ruotano tutti i meccanismi psicologici. Sorprendentemente, sempre secondo Griffith, il desiderio principale legato al giocare d’azzardo non è quello di vincere soldi (anche se questo varia comunque da persona a persona).

In primo luogo, Griffith giunge alla conclusione che i giochi preferiti dipendono dall’età di ogni singolo individuo. Le persone più adulte tendono a preferire giochi meno complicati come il bingo e le slot machine, mentre i giovani sono maggiormente attratti dai giochi con un coefficiente di difficoltà maggiore. Agli uomini piacciono i cosiddetti giochi di abilità come il poker, mentre le donne, sempre secondo Griffith, sono invece attratti da quelli più di basso profilo, perché non vogliono farsi vedere quando perdono né farlo sapere agli altri.

Le probabilità di vincita con le lotterie sono più basse rispetto al poker o alle scommesse sportive, eppure queste sono altrettanto popolari perché si può vincere rapidamente a fronte di un investimento davvero esiguo. Le persone che preferiscono la roulette o scommettere sul calcio trovano piacere nel fatto stesso di giocare e nell’esperienza di gioco in sé. Ed è qui, scrive Griffith, che entrano in gioco le motivazioni a livello subconscio.

“Ci piace metterci in mostra”

Le persone traggono particolare giovamento dalla possibilità di far vedere agli altri di cosa sono capaci e di vantarsi delle capacità in cui si eccelle. È il motivo per cui il poker attrae così tanti giocatori, dal momento che è necessario insistere molto sul proprio stile di gioco per poter vincere.

Benedicte Ejlers, capo del Centro di Prevenzione e Comunicazione sul Gioco d’Azzardo in Danimarca, spiega sul sito che parecchi iniziano a giocare a poker o a scommettere perché spinti dal prestigio dato dal vincere soldi. Il gioco richiede inoltre un certo tipo di conoscenze, e puoi sempre affinare le tue capacità in modo da ricevere attestati di stima anche solo per questo.

Oltre a questo, la nostra tendenza a darci delle arie per qualcosa in cui siamo bravi può anche rivoltarsi contro di noi nel momento in cui ad esempio giochiamo a poker: è importante mantenere sempre espressioni che non tradiscano emozioni, in modo che gli avversari possano solo immaginare quello che abbiamo in mano.

Il nostro istinto di darci delle arie può però rendere più difficili le cose quando si tratta di non far capire quando abbiamo in mano qualcosa di veramente grosso. Così facendo si finisce spesso per perdere una puntata che poteva essere vincente. Tradirsi involontariamente finendo per rivelare le proprie mosse avviene attraverso i cosiddetti “segnali”. Talvolta il nostro cervello può rendere estremamente difficili le cose quando si tratta di ingannare gli altri. Questo può causare problemi ai pokeristi, perché le persone che giocano spesso si tradiscono dando “segnali” agli avversari.

La dipendenza dal gioco

Quando si prendono in esame i comportamenti psicologici inerenti al gioco d’azzardo, inevitabilmente si finisce sempre per arrivare a quello che è l’aspetto principale della questione: la dipendenza dal gioco.

Competere e ricercare brividi attraverso il gioco fa parte della natura umana, ma per alcune persone la ricerca di emozioni forti diventa qualcosa di compulsivo. Esploreremo questa tematica più nello specifico nel prossimo articolo di questa rubrica. Per ora ci limitiamo ad osservare cosa succede a livello psicologico quando le persone sviluppano una dipendenza dal gioco d’azzardo.

Diamo un’occhiata a quante persone hanno problemi con le scommesse. Sfortunatamente per la Danimarca, qui il trend per quanto riguarda il numero di persone che soffrono di una dipendenza dal gioco è andato aumentando nel corso degli ultimi dieci anni. Secondo uno studio del 2016, infatti, 125.000 danesi soffrono di disturbi più o meno seri dovuti al gioco, mentre 10.000 ne sono completamente dipendenti. La maggior parte delle persone che soffrono di una dipendenza sono gli adolescenti, e più sono giovani quando cominciano a giocare, maggiore è la probabilità che finiscano per esserne dipendenti. Fino ad oggi il numero di ricerche relative al perché alcune persone cadano in una dipendenza e altre no è ancora basso. Quello che si può rilevare, però, è che una dipendenza presenta spesso gli stessi sintomi riscontrabili in altre, come quella per le droghe o l’alcool.

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foto presa da: Pixabay.com

Sintomi della dipendenza dal gioco

“Dipendenza compulsiva dal gioco” è il termine medico utilizzato per descrivere la dipendenza dal gioco d’azzardo. Questa patologia si sviluppa di frequente nel momento in cui vi sono emozioni negative che non si vogliono affrontare come ad esempio stati di ansia, colpa, depressione, o crisi esistenziale. Per eludere questi stati d’animo alcune persone iniziano a giocare, e le cosa rende la pratica quanto di più vicino agli abusi di sostanze o altre dipendenze vi sia.

Un disordine compulsivo da gioco d’azzardo comincia nel momento in cui un giocatore registra le prime perdite. Se sta vincendo, la cosa è percepita come un divertimento. Nel momento però in cui iniziano a sopraggiungere le perdite, alle volte diventa difficile accettare la sconfitta e smettere di giocare, perché di colpo ritornano quelle emozioni negative che stava cercando di tenere a distanza. Un giocatore che non è affetto da dipendenza è in grado di vedere il gioco solo come un divertimento e un passatempo, e non ha problemi a mettere la cosa da parte nel caso in cui abbia perso dei soldi. Questo tipo di persone vede le scommesse o i casinò come un’attività ricreativa a cui dedicare una quantità di tempo predeterminata, e una volta che smettono sono in grado di tornare alla vita di tutti giorni senza difficoltà.

Se sospetti che tu, o qualcuno di tua conoscenza, possa soffrire di una dipendenza dal gioco d’azzardo, presta attenzione ai seguenti sintomi:

  • Giocare frequentemente
  • Riscontrare difficoltà a smettere di giocare
  • Cercare di ripianare le perdite giocando somme ancora più grandi
  • Sottrarsi ad eventi sociali o rapporti stretti per concentrarsi sul gioco
  • Passare il proprio tempo giocando o pensando al gioco (tecniche, pianificare quando giocare, etc.)
  • Tenere nascoste, minimizzare, o raccontare bugie circa le proprie abitudini di gioco
  • Ritrovarsi in una posizione finanziaria di pericolo o contrarre debiti a causa del gioco
  • Cercare di procurarsi soldi per giocare in maniera legale o illegale
  • Soffrire di disturbi di personalità (stress, irritabilità, isolamento sociale) a causa del gioco
  • Sviluppare malattie mentali direttamente collegate (depressione, istinti suicidi, abusi di altre sostanze, etc.)

“La scarica di adrenalina”

È anche possibile manifestare uno o più di questi sintomi senza soffrire necessariamente di una dipendenza. Dopo tutto, chiunque si metta a giocare avrà le cosiddette scariche di adrenalina, ed è possibile ritrovarsi a essere così coinvolti che si finisce per dimenticarsi della maggior parte delle altre cose.

In uno studio sui giovani condotto in Norvegia, una studentessa ha risposto che le piace giocare d’azzardo perché “dà la possibilità di entrare in un altro mondo, in cui non si hanno responsabilità né conseguenze”. Non è proprio così: giocare grandi somme di denaro può avere conseguenze serie. Per questo motivo, il gioco d’azzardo andrebbe preso seriamente tanto più grande è l’interesse che nutri verso questa pratica. L’esperto di scommesse danese Steffen Dam, che nel 2016 ha pubblicato il libro ‘Sådan vinder du på oddset’ (Come vincere con le scommesse sportive) è uno di quelli che vanno contro la tesi per cui chi scommette è necessariamente affetto da una dipendenza.

Le scommesse sportive sono un tema estremamente serio che deve essere trattato come tale. Non si tratta però solo di gioco d’azzardo. Voglio smontare una volta per tutte questa leggenda per cui chiunque giochi a soldi finisce sempre per perdere. Scommettere è un investimento che può essere redditizio così come investire in titoli azionari può generare un profitto” ha affermato sulla rivista danese Euroman, aggiungendo inoltre che:

Devi essere in grado di saper controllare te stesso in ogni momento e giocare sempre razionalmente senza lasciarti mai sopraffare dalle emozioni. Ovviamente è una cosa che richiede tempo. Scommettere sullo sport è come correre una maratona; non è come fare i 100 metri. Se sostenessi che la cosa non provoca scariche di adrenalina, direi una bugia.”

Il tuo gioco preferito dipende dall’età. Le persone più in là con gli anni preferiscono giochi più semplici, mentre i giovani – soprattutto i maschi – sono maggiormente attratti dai giochi di abilità.

Giocheremmo d’azzardo anche senza soldi?

Sì, giocare dà adrenalina a prescindere. È un modo divertente ed eccitante di passare il proprio tempo libero – finché non si superano i limiti.

Un professore della Copenhagen Business School, Ole Bjerg, ha offerto un punto di vista assai interessante sul gioco d’azzardo e sul fascino che esercita sulle persone, collegandolo strettamente al ruolo rivestito dal capitalismo nella società contemporanea.

Dal momento che siamo abituati a misurare il nostro valore con i soldi, il gioco d’azzardo e il capitalismo vanno a braccetto,” ha detto una volta Ole Bjerg, arrivando a concludere che “I soldi sono diventati un elemento imprescindibile della nostra società. Se non esistessero i soldi, esisterebbe la dipendenza dal gioco? Probabilmente, no.”

Anna Jerslev, Professore in cultura dei media all’Università di Copenhagen, sostiene che il gioco d’azzardo sia direttamente collegato al ruolo che i media hanno assunto nella cultura contemporanea. A causa delle grandi quantità di denaro che si possono vincere, ad esempio al poker, al gioco vengono dati significati come fascino e quanto di più entusiasmante esista, fino al punto che ci si sente quasi delle celebrità se si gioca a poker. I pokeristi più rinomati sono visti come esempi poiché possiedono capacità tecniche uniche – finendo così per diventare delle vere e proprie celebrità. Ecco perché, da un punto di vista prettamente psicologico, Anna Jarslev sostiene che i media siano direttamente responsabili della percezione del gioco d’azzardo da parte delle persone.

Il desiderio psicologico è qualcosa di innato

Gli operatori del settore e i casinò fanno leva sul desiderio di giocare di ciascuno. Al di là delle iniziative offerte, delle giocate e dei bonus messi gratuitamente a disposizione del giocatore, questi investono una grossa parte dei loro capitali andando direttamente ad agire sulla psicologia umana. Prendiamo ad esempio le sale da bingo, che puntano tutto sul fatto che la sala da gioco richiami un’atmosfera intima e familiare, e come i rispettivi siti web facciano di tutto per riflettere questo senso di appartenenza. Anche i casinò online fanno di tutto per ricreare quel che si prova nel momento in cui si varca la soglia di un casinò vero e proprio, puntando forte sul senso di eccitazione e mistero che permea questi luoghi.

Sia che giochi per diventare ricco, per goderti semplicemente una serata all’insegna del divertimento, o che ti danni l’anima per diventare il miglior giocatore di poker al mondo, una cosa è certa: dietro al tuo desiderio di giocare d’azzardo vi è una forte componente psicologica. Ricercare la vittoria è qualcosa di profondamente insito nella natura umana, così come voler vivere gli attimi di estasi ed eccitazione nel momento in cui si vince. Il gioco ha una storia lunga e tormentata alle spalle. Fin tanto che continui a mantenere una relazione sana, non hai bisogno di pensarci troppo su nel momento in cui ti trovi a giocare a soldi. Quando invece le fiches o il credito a disposizione sono vicini ad esaurirsi, scoprirai invece come gli esseri umani non siano cambiati poi così tanto dal tempo dei Romani, quando tiravano i loro dadi d’avorio.

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